Due orobici all’UTMB

Pubblicata il 29 settembre 2012 nella categoria Resoconti

Dopo aver digerito per quasi un mese le fatiche consumate in giro per la vallata di Chamonix mi son deciso a scrivere poche righe sulla mia seconda esperienza all’UMTB.

Tutto ha inizio il Venerdì mattina presto, quando io e Oriele (un giovanotto tosto di Calusco) ci mettiamo in auto – destinazione Chamonix.

Dopo circa tre ore di viaggio arriviamo a destinazione accolti da un maltempo con pioggia e neve appena sopra l’abitato della cittadina.

Di lì a poco, mentre siamo indaffarati a preparare le nostre dotazioni obbligatorie e la sacca di ricambio siamo stati informati via SMS che il percorso sarà ridotto a 100 km. per le avverse previsioni meteo – pioggia, vento, neve sopra i 1700 mt. – e il percorso sarà quindi interamente svolto in Francia senza sconfinare.

La partenza è fissata per le ore 19. Poco prima arriva il primo concorrente della CCC, lo spagnolo Castanyer in 8 ore e 55′, tempo eccezionale,

Dopo un paio di minuti con un sottofondo musicale davvero eccitante viene dato il via alla nostra “UMTB”, decima edizione, contorniata da due ali di folla che ci accompagna fin fuori dall’abitato di Chamonix.

In discesa ci dirigiamo, sotto una leggera pioggerella, verso Les Houches, il ritmo è al risparmio e mi lascio trascinare dal tifo e dai concorrenti al mio fianco.

Sulla salita verso Pelevert si fa buio e pian piano aumenta la pioggia. Penso già alla discesa verso Saint Gervais, vista l’esperienza dello scorso anno – una ripida pista da sci, scivolosa e tosta.

Mi ritrovo già zuppo d’acqua dalla testa ai piedi. All’entrata di Saint Gervais troviamo un nugolo di persone che tifano, mi emozionano in modo particolare, qui mi fermo per non più di cinque minuti al ristoro (sempre ottimo, come tutti), e via andare verso Les Contamines e poi a La Balme che segnava il trentanovesimo chilometro.

Da qui deviamo dal percorso originale, inizia a nevicare sui 1600-1700 mt., soffia un vento sostenuto, in più malauguratamente metto in fallo il piede destro in una pozza di neve ghiacciata che mi fa sussultare ulteriormente e rabbrividire.

Ritorniamo verso Les Contamines su tratti mangia e bevi.

Dopodiché ci dirigiamo verso Bellevue su una salita tosta, ripida e che non molla mai.

Qui ero mentalmente sicuro, o forse mi sono illuso che ci fosse almeno un ristoro (almeno di acqua, thé o sali) – invece niente da fare.

Ancora 5 km. per Les Mouches e avrei trovato tutto ciò che volevo come mi ha confermato una graziosa francesina collocata all’inizio della discesa.

Discesa infangata, viscida e con il fango fino metà tibia. Malgrado un approccio titubante mi ravvedo e forse dopo aver raggiunto un gruppetto di spagnoli riesco a correre sciolto e vado via liscio, con tratti fatti bene e divertenti.

Giunto a Les Mouches facciamo il pieno di minestrina e formaggio. All’uscita del ristoro chiedo ad una addetta dell’organizzazione quanti km. mancassero, visto che la fatica e le ore trascorse erano già parecchie. 23 km. all’arrivo.

Mi stupisco ma nel contempo penso a qualche salita e alcuni tratti pianeggianti. Forse è finita. Riparto con grinta e parsimonia senza pensare troppo al percorso. Dopo una breve discesa si attraversa il ponte che avevo fatto la mattina – a ritroso) e si imbocca una salita asfaltata che ci tiene compagnia per 10 km. Alla fine della strada asfaltata si prende un sentiero a mezza costa che ci porta fino ad Argentiere con l’ultimo tratto di discesa.

A questo punto mi viene comunicato che il percorso si inerpica dal fondovalle fino quasi alla cima della montagna, immagino circa 1000 mt. di dislivello. E’ stato aspro e infinito.

In cima riesco a carpire informazioni sui chilometri mancanti, mi dicono 14, io penso che siano suddivisi in 4 km. in discesa e 10 km. in pianura – fino al traguardo. Non è stato così.

I 4 km. in discesa ci sono stati. Arrivo all’ultimo ristoro ringalluzzito per essere riuscito nell’ultimo tratto di discesa a superare diversi concorrenti.

Ristoro veloce, acqua e Coca Cola, un po’ di banana e via.

Uscendo accenno ad una corsetta leggera e mi si affiancano un paio di concorrenti con cui faccio i primi 5 km. sul lato destro della vallata, su un sentiero che invece che seguire la naturale pendenza della discesa verso Chamonix sale a mezza costa sulla montagna.

Non sono pendenze rilevanti ma è sempre salita e discesa, in pratica un mangia e bevi.

Mi da morale vedere all’orizzonte un tratto ampio di prato, e le prime abitazioni della cittadina montana.

Ma mi illudo e il percorso cavalca verso il lato sinistro del fiume, si infila in un tratto sterrato, per poi salire verso una vetta stretta e maledetta che mi obbliga a camminare e spremere le ultime forze. Stringo i denti e in un non so che mi ritrovo sulla via d’imbocco a fianco del fiume, proprio dove l’anno scorso ho avuto la dolce sorpresa di trovare Simonetta e l’Aquila che mi incitavano con un campanaccio.

L’ultimo chilometro è stato fantastico come i primi chilometri, esaltanti, emozionanti, e con tutta quella gente che tifava per il primo come per l’ultimo arrivato, chiudendo questa ennesima esperienza in una ultramaratona in montagna dicendomi “bravo” per averla portata a termine. Complimenti a tutti i finisher.

Ufficialmente ho impiegato 19 ore e 40′. Il mio compagno d’avventura l’ho ritrovato già lavato e riposato, mi ha dato oltre 2 ore di distacco. Complimenti a lui, ma l’importante per me è essere arrivato integro al traguardo, stanco ma soddisfatto, emozionato per quel clima nostrano che ci accoglie al termine di una gara così faticosa.

In alto la bandiera dei Fò di Pe. Mola mai, mai püra.

Grisü

 

 

Un Pensiero su “Due orobici all’UTMB

  1. Skorpion ha detto:

    complimenti Grisù…. una corsa per pochi eletti!!!!

    mahhh??? il numero di cell. della francesina ???

Lascia un commento (ricorda, sei responsabile di ciò che scrivi)