New York senza alibi

Pubblicata il 4 novembre 2012 nella categoria Racconti, Resoconti

Con tanto amaro in bocca scrivo queste righe per commentare la decisione di annullare la maratona di New York. Siamo arrivati nella grande mela Giovedì 01 Novembre, (Io, Simo, Oriele e Rasmon) finalmente felici per aver messo fine ai tanti dubbi della vigilia.

Si partirà o no, la maratona si farà o no, troveremo una situazione catastrofica o no. Tutto superato, con qualche disagio nei trasporti dall’aeroporto al centro, ma niente più.

Arriviamo in albergo e nella nostra zona la metro funziona (entrata gratis), con diversi rallentamenti, ma si arriva a destinazione. Subito notiamo caos ai distributori di benzina, lunghissime file, scorte esaurite e automobilisti che sostano anche mezza giornata, in attesa della cisterna che porti il carburante.

Venerdì mattina ci dirigiamo all’expo per ritirare il pettorale, passiamo da Time Square ed a piedi, raggiungiamo il Javit Center, dopo circa 2 km. Lunghissima fila, organizzazione impeccabile, in meno di 30 minuti abbiamo tra le mani il pettorale e le nuove indicazioni sui trasporti . Per arrivare alla partenza in Staten Island, abbiamo scelto il traghetto, che però è stato annullato e quindi ci indirizzano in altro luogo, dove alle 4,30 di Domenica, il bus dell’organizzazione provvederà a trasportarci sull’Isola.

Rientriamo in albergo e decidiamo di fare un allenamento in direzione Central Park e quando arriviamo troviamo tutto chiuso e presidiato. Sbirciamo da lontano ed intravediamo lo striscione d’arrivo, tutto il finale transennato e addetti intenti a preparare tribune e cartelloni pubblicitari. Rientriamo in albergo soddisfatti per l’uscita e convinti che tutto si svolgerà per il meglio.

Quello che abbiam visto in 24 ore è una città ferita, pronta a riprendere la vita di tutti i giorni, pur con il peso ed il dolore per le persone scomparse. Mentre siamo in camera e ci apprestiamo ad uscire per cena, arriva la notizia dell’annullamento della Maratona. Un colpo durissimo, imprevisto, che ci lascia senza parole.

Cerchiamo di capire e scopriamo che è in atto una forte polemica dei media, sull’impiego di mezzi e forze per il regolare svolgimento, quando c’è gente che ancora soffre ed ha parecchi disagi. Sui social network scoppia la rivolta, tutti contro la maratona, che si trasforma in fatto politico.

Abbiamo solo la forza di pensare ai risvolti umani, alle vittime, ai volontari. Non concediamo alibi a chi ha dichiarato che la maratona si doveva fare a tutti i costi. Il sindaco e l’organizzazione si son presi gioco delle persone, di chi ha attraversato l’Oceano per esserci, per fare sentire la presenza in un momento così delicato. L’avessero annullata subito dopo l’uragano Sandy, non avremmo assolutamente obiettato, saremmo stati dalla loro parte, come lo siamo ora per la gente. Questa convinzione ci è venuta ancora di più Sabato, quando siamo andati nelle zone più colpite, specialmente in Wall Street e dintorni. Generatori di corrente ovunque, devastazioni, allagamenti ed una forte presenza di volontari intenti a ripulire.

L’organizzazione è arrivata ad illuderci fino a consegnarci i pettorali e adesso siamo convinti che l’abbiano fatto per tenere vivo l’expo, con i mega interessi delle aziende presenti. Ora se la caveranno con la promessa di tenerci buona l’iscrizione per il prossimo anno, con la sola condizione che la quota rivenga pagata ( 280 o 400 euro ). Se questi soldi andranno interamente alle persone colpite, potremmo anche cambiare idea e dare un senso alla New York Marathon 2012, altrimenti sarebbe una ladreria, degna dei nostri peggiori politici.

Forvezeta

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