Le avventure di Svengo e Tabù

Pubblicata il 4 febbraio 2013 nella categoria La Cremeria, Resoconti

Circa un mese fa,  feci  come mia d’abitudine, un salto in sede Fò di Pe per il consueto test attitudinale riservato ai nuovi iscritti. Quel lunedì trovai  due elementi  interessantissimi: Bonometti  e Thomas.

Il primo, giovane ventiduenne nato a Bergamo e residente a Seriate, era alto e magro, il secondo – Thomas – di mezza età e residente a Serina, era invece basso ed in evidente sovrappeso.

Bono’ mi   impressionò per la sua pacatezza, solarità ed  educazione. Persona colta e disponibile, vestiva un casual ricercato ma non appariscente.

Da Thomas  non ricevetti invece nessuna nota positiva.

Fare altezzoso, giacca e cravatta di dozzinale fattura, parlata forzatamente forbita. Si vedeva lontano un miglio che era cresciuto all’ombra della Conca dell’Alben.

Il ‘Bono’, laureando in architettura, era in attesa di un soprannome di  battaglia, il Thomas a quanto pare è un Dottore Commercialista e per questo era già stato  soprannominato Dottor Thomas.  Non so perché , ma quel  ‘Dottore’ evocò  in me una di quelle notizie  che spesso troviamo all’interno dei quotidiani, tipo: “ Scandalo alla facoltà di economia, per 3000  euro si vendevano le lauree”. Comunque sia, la mia relazione in sintesi fu questa: Il ‘Bono’ rappresenta il classico figlio che tutti vorrebbero avere, il Thomas il tipico fratello da prendere a calci nel sedere.

A distanza di un mese da quell’incontro le cose sono notevolmente mutate.

Per entrambi giudizi positivissimi.

Si sono inseriti nel gruppo con una naturalezza ed un entusiasmo invidiabili, partecipano a tutte le iniziative della società, attivissimi sul web e sempre presenti in sede. Il Dottore è diventato di fatto, la chioccia del giovane Bono. Senza voler togliere nulla a nessuno, li considero il valore aggiunto di questo inizio 2013. Descritti i protagonisti, veniamo ora ai fatti. Lo scorso lunedì si sono celebrati in sede, i festeggiamenti per la bella  prestazione del Crema alla mezza di S.Gaudenzio.

Guest star  era proprio il Bono, fresco di esordio in una  competizione – h1.35 in mezza, bravo!

Come tradizione vuole, si innaffia il personale con una buona bottiglia. Io ho portato un bianco Alsaziano e una torta di mele cucinata dal mio amore, Bono due bottiglie di spumante e frittelle fatte dalla mamma.  Ricordo invece di non aver visto nulla  in occasione del personale  del Dottor Thomas sulla Mezza del Brembo, anche se il Grisù giura di aver visto “girare” in sede in quei giorni, un vassoio con alcune fette di polenta fredda e una rarissima bottiglia di simil-moscato “Camillo Benso conte di Cornalba”.

Comunque sia, dopo un breve sunto delle emozioni provate all’esordio in gara e appuntamenti futuri (mezza di Treviglio e maratona di Brescia) da parte del Bono, prendo finalmente la parola per illustrare la tattica vincente adottata a S. Gaudenzio.

Erano tutti molto attenti e stregati dal racconto, solo il Bono pareva assente, mentre il suo viso assumeva un colore biancastro con velature verdognole. Non avevo dato peso alla cosa, perché sapendo che è un precisino pensavo l’avesse fatto apposta, per intonarsi al maglione verde scuro che indossava. Sono ormai giunto al momento topico del mio resoconto: l’ultimo kilometro, il capolavoro, quando il Bono garbatamente, dopo aver alzato la mano, esclama: “Ragazzi, ho un calo di pressione!”.

Visto che mi aveva interrotto sul più bello, gli stavo rispondendo anche  io serenamente: “ Fottiti!” – quando improvvisamente è catapultato dalla sedia.

Ora è il verdognolo il colore predominante del suo volto.  Se avessimo ancora tra di noi l’esperto, lo catalogherebbe probabilmente come “ Color cadavere fresco”.  In verità l’unica cosa sul suo viso che aveva mantenuto il colore originale, era la montatura dei suoi occhiali. Panico!

Il Vengo lo solleva in vita, il Grisù per le spalle, il Sigi per i piedi e  il Pirata per la testa, ma inutilmente, non riesce a sorreggerla. Mai come in questi frangenti rimpiange la mancanza delle indispensabili falangi. Fortuna vuole che proprio ai suoi piedi giacevano svariate targhe e trofei. Sceglie allora una coppa con il calice capiente e ci adagia il cranio del paziente. Io dirigo! Si decide di alzarlo di peso, stenderlo sul tavolo e prenderlo a sberle. Ci mettiamo in fila indiana, ma quando arriva il mio turno non trovo la forza di sbeffeggialo e cerco la via del conforto “Non preoccuparti Bono, vado io a Treviglio al posto tuo. Hai già fatto il bonifico, vero?

Dopo una serie di ceffoni il poveraccio prende finalmente colore, ora è paonazzo. Questa volta mi preoccupo veramente e preferisco avvertirlo: “Bono, Bono, guarda che il rosso delle tue guance fa a pugni con la tonalità di verde del maglione” – gli urlo nell’orecchio, mentre la mia mano gli sottrae il bicchiere di bianco, ancora immacolato.

E’ a questo punto che interviene l’amico più caro, quello che era rimasto pietrificato sulla sedia, il Dottor Thomas.

Aver studiato ed essere di conseguenza colti ed istruiti, a volte può far la differenza, specie in situazioni altrimenti critiche.  “ Contro il calo di pressione ci vuole la liquirissia!” -esclama sicuro di se. E con uno “scatto” di dirige verso il parcheggio, dove all’interno dell’auto tiene sempre una piccola scorta di pasticche. Eccolo a breve fare ritorno, piuttosto trafelato ma soddisfatto. Nella mano destra teneva una scatoletta di Tabù, le leggendarie chicche di pura liquirizia. A sorpresa le depone però sul tavolo e si dirige aprendo la mano sinistra dall’amico Bono.

Tutti fermi in attesa di vedere cosa mai potrà esserci nel palmo. Un Tabù, dico uno, che con fare ospedaliero sollevava delicatamente con pollice e indice per portarlo alla bocca del paziente. “ Cristo Santo, Thomas, ti vengo incontro io per ricomprarle ma dargliene almeno due o tre, porca miseria” sbotto io spazientito. E poi dicono a me “braccina corte”.

Da questo episodio capisco quantomeno che la laurea se l’è guadagnata sui banchi. Uno così non caccerebbe mai 3.000 euro per comprarla. Lui cerca allora di giustificarsi “ Non vorrei che soffocasse!”.

Fortuna  ha voluto che lentamente lo sventurato Bono si sia ripreso  ritrovando anche la salute, e con essa anche il futuro e definitivo soprannome:  Svengo.

Ora, Dottor Thomas è un nome piuttosto lungo  e  poco adatto al personaggio, se poi si considera che, l’amico Bono ha avuto il problema “ Svengo“ e lui la soluzione “Tabù”, la mia proposta è quella di sostituire Dottor Thomas in “Tabù”.                                                                                 “Svengo e Tabù”, e chi li ferma più!

PS.  Se proprio volete mantenere ‘Dottore’, che sia almeno Dottor Tabù.  

 Crema 

4 pensieri su “Le avventure di Svengo e Tabù

  1. ex Dr.Thomas ha detto:

    CREMA —-> oltre l’atleta, il genio!
    Tabù

  2. Svengo (ex Bono) ha detto:

    Un resoconto eccezionale, degno di te, Crema!… Si potrebbe replicare l’episodio stasera in sede!
    Scherzi a parte vi definirei campioni di corsa, simpatia e “pronto soccorso”!

  3. battiato ha detto:

    Ne mangio mille al giorno e vuoi sapere perchè
    è tutta naturale, niente è meglio di te
    hai poche calorie e tutto gusto perchè
    quando non ti sento tremo, SVENGO, sai perché
    sono naturale, sono qui per te
    liquirizia pura questo é un sogno per me
    che rabbia se mancassi, se non fossi con me
    Ta-ta, ta-Tabù
    anche bianco
    ta-ta ta-Tabù
    anche bianco
    Tabù!

  4. ALE ha detto:

    Tabù e Svengo …forever!

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