19″72

Pubblicata il 25 marzo 2013 nella categoria Racconti

Sono rimasto profondamente colpito dalla prematura morte di Pietro Mennea e penso sia un sentimento comune.

Dopo qualche giorno dalla sua morte oggi ho visto uno speciale su di lui che comprendeva una lunga intervista che gli era stata fatta nel 2002, dove raccontava che da ragazzo a Barletta le prime corse non le faceva in una pista di atletica ma x strada sfidando delle auto. Sì: proprio delle auto!

Da lì la voce è arrivata a qualche allenatore di atletica e il resto è diventato storia.

Le corse le facciamo tutti, e alla fine quello che interessa a noi sono i numeri: (chiedete al buon Crema …).

1.80 cm x 69 kg. Nelle interviste ha fatto notare che in quasi 20 anni di attività agonistica il suo peso non è mai variato, a differenza di alcuni suoi colleghi che registravano crescite importanti della massa muscolare (a voi le ovvie conclusioni!).

All’inizio della sua carriera agonistica la sua corporatura esile x un velocista aveva fatto scaturire commenti del tipo “meglio che pensi a mangiare piuttosto che a correre”. Eppure lui ha dimostrato che allenamento e determinazione contano molto.

Di seguito i suoi record:

  • Maggior numero di partecipazione ai giochi olimpici: ben 5 che  rappresentano il primato assoluto per un velocista, di cui 4 consecutive finali nei 200 m;
  • 8 europei. Ricordo che ancora oggi i tempi ottenuti nei 200 m. (19″72) e nella staffetta 4×200 m (1’21″10) sono imbattuti;
  • 33 record italiani (indoor e outdoor) tra staffette, 100 m e 200 m.

Pietro MenneaMa in tutto questo la cosa che mi ha colpito di più, è l’energia che traspare da questa foto, un frammento della sua vita agonistica.

Osservandola attentamente, mi sono chiesto se mai riuscirò ad avere le medesime cattiveria agonistica e determinazione che si percepiscono dalla foto.

A questo punto vi dico che questa foto dice tutto: allenamenti lunghissimi e massacranti, rinunce, sacrifici, vittorie, sconfitte e soprattutto voglia di dimostrare ancora una volta quanto sei forte e quanto credi in te stesso.

Penso che da oggi quando farò una gara, cercherò di portare con me questa immagine.

Grazie Pietro Mennea!

Coscia Pallida

4 pensieri su “19″72

  1. TABU ha detto:

    Ora comprendo la tenacia di quel tuo allungo di ieri che …mi ha stroncato!
    Ciao Tabu

  2. luca ha detto:

    Non faccio parte del vs. gruppo ma vi seguo molto (anni fa ho preso parte a qualche corsa di luna piena); nei giorni scorsi Vi pensavo in merito al fatto che un sito come il vostro dovesse riportare un saluto al grande Mennea. Chi non è cresciuto atleticamente con la figura di questo personaggio, dove tenacia, sudore, fatica e senso del dovere hanno trasformato un fisico “normale” in campione? Leggere oggi queste righe mi ha fatto molto piacere…
    saluti

  3. giorgio ha detto:

    ciao a tutti, lo sapevate che sul finire della carriera ( ma ancora in finale all’olimpiade )Pietro era in una squadra bergamasca è stata forse il team non militare con più finalisti ad un olimpiade ( Mennea Sabia Materazzi 200 800 1500 )

  4. Romana ha detto:

    a casa mia siamo cresciute a pane e Mennea: mio padre era di Barletta e tutti orgogliosissimi di essere compaesani del grande Pietro. Ho foto da piccina con lui. Ho iniziato a fare atletica con 8 anni e anche se presto mi sono dedicata al mezzofondo e fondo ho potuto godere delle gesta di Mennea a livello mondiale. Un atleta secco come un chiodo (deve essere uno stampo che avevano lí da quelle parti perché mio padre e i suoi fratelli erano fatti tutti uguali).
    Quest’anno, a pochi giorni dalla sua scomparsa, siamo stati a Milano. Mio marito ha corso la Stramilano, io ferma per infortunio da 4 mesi ho solo fatto da pubblico. Jon é rimasto molto colpito dal fatto che in una gara di fondo, con il freddo e la pioggia che accompagnavano, si sia dedicato il minuto di silenzio as un velocista. Ogni volta che veniamo a correre in Italia rimane sorpreso dalla differenza con la Spagna per quanto riguarda il “vivere l’atletica”

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