Boston Marathon

Pubblicata il 16 aprile 2013 nella categoria Racconti

Con questi pochi giorni di sole, tutti i colori del Parco dei Colli stanno cambiando, diventando dal marrone a un verde tempestato da fiori bianchi o gialli, anche i rumori sono cambiati, dal silenzio al fragore degli uccelli.

Ma tutto ciò, non riusciva a farmi distogliere il pensiero fisso che avevo.

Questa mattina mentre ero fuori ad allenarmi sui sentieri di Ilaria, il mio pensiero fisso era per l’attentato che è successo alla Maratona di Boston numero 117, con 27.000 partenti.

Funestata dall’esplosione di due ordigni.

Il peggior incubo che possa turbare un maratoneta, con la sua famiglia, gli amici, ovunque si trovi a correre nel mondo, si è avverato.

Per noi amanti della corsa, ma anche gli altri amanti del loro sport, amiamo di più la vita, riusciamo ad apprezzare tutte le sue sfaccettature, e chi di noi non ha nel cassetto il sogno di andare a New York o a Boston, per correre le due più famose Maratone del mondo.

Eppure è difficile riuscire a capire come altre persone possano arrivare a escogitare una tragedia cosi immonde.

La possibilità di finire vittima di un attentato come quello di Boston può gettare nello sconforto anche il podista più solido dal punto di vista psicologico ed emotivo.

Di fronte ad una tale viltà, non abbiamo difese: in nessun modo, niente, può proteggerci da un simile pericolo, che sfugge completamente al nostro controllo.

L’intento di colui o coloro che hanno piazzato le bombe è dunque chiaro: non si è voluto solo commettere un crimine, di famiglie in festa, per festeggiare un loro famigliare, che sta avverando il suo sogno, la sua fatica, la sua gioia di vivere!

Ma anche un gesto doppiamente, simbolico, e per questo ancor più ‘terrificante’.

Colpendo Boston si è voluto ‘far male’ alla maratona più antica, e forse più prestigiosa, di tutte, inoltre si è voluto, ancora una volta, colpire al cuore l’America.

La psicosi di possibili attentati potrà davvero aleggiare in ogni maratona o manifestazione sportiva in qualsiasi parte del pianeta?

Soprattutto, d’ora in avanti non sarà facile per organizzatori e responsabili dell’ordine pubblico gestire manifestazioni simili.

Dunque, hanno vinto loro, avendo inferto un colpo mortale a eventi di massa come la maratona e, conseguentemente, a tutta quanta la comunità civile, dimostrano che niente li può fermare?

Credo che la pensiate come me, che non debba essere così per forza.

La risposta migliore, l’unica possibile la più ‘potente’ che si possa immaginare, la possiamo e la dobbiamo dare proprio noi maratoneti, di qualsiasi razze o religioni, noi ‘ideali’ compagni di coloro che hanno terminato la loro corsa per sempre, uccisi da una bomba sotto uno striscione d’arrivo.

E tale risposta consiste semplicemente nel continuare a correre, dritti per la nostra strada, in ogni angolo della Terra, senza dimenticare quel che è successo.

Sorridendo e sorreggendoci a vicenda nel momento del bisogno, e dando il ’cinque’ al bimbo che, ancor più emozionato di noi, ci incita tendendoci la mano da bordo strada.

Già nella prossima gara o allenamento, correremo con onore pensando alle vittime e feriti di Boston, e con più determinazione di prima, non lasceremo che fermino il mondo per qualsiasi ideale, giusto o sbagliato che sia!

Quindi domani ci sarà una nuova Alba e non il Tramonto.

Skorpion

2 pensieri su “Boston Marathon

  1. MARCO SCURI ha detto:

    Hai fatto un bel commento! Niente e nessuno può fermare la gioia di correre di noi maratoneti. E a Boston, ho per due volte la ho mi sono immerso nella gioia di tanta gente che correva e di una città intera che sicuramente saprà reagire !
    Un pensiero alle vittime,una carica in più e una dedica per la prossima maratona

  2. daniele ha detto:

    grazie per questa riflessione:

    che siamo leoni o gazzelle,al mattino ci alziamo e sappiamo che possiamo e vogliamo correre……….ed è bellissimo così e sarà sempre così……..!!!

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