Boston Marathon nel cuore

Pubblicata il 17 aprile 2013 nella categoria Racconti, Resoconti

Doveva essere la mia terza Boston Marathon ed il pettorale 10489 era pronto per essere ritirato. Un inghippo con il visto di lavoro, non mi ha permesso di rientrare negli Stati Uniti e dopo Los Angeles, ho dovuto rinunciare anche alla maratona con più edizioni al mondo.

Se per la gara Californiana il pensiero è scivolato via velocemente, per Boston ho dovuto combattere con i ricordi e rivivere ora per ora le fasi della 117^ edizione.

Lunedì alle 12,00 Italiane ho iniziato ad entrare nel clima gara, mi vedo prendere lo school bus che porta gli atleti alla partenza di Hopkinton, i primi km in discesa, le grida delle 2500 studentesse del Wellesley College, il poker di salite di Newton Hill con la famosa spaccacuori, la Heartbreak Hill.

In particolare ricordo le famiglie festanti lungo il percorso, i bambini che offrono caramelle e ghiaccioli, una festa lunga 42 km, tanto entusiasmo e una sensazione bellissima. Penso al rettilineo finale, ai giubbini gialli dei tanti volontari che presidiano il percorso e danno colore all’immagine unica del traguardo. Vedo mio figlio Marco che mi aspetta ed applaude all’ennesimo finish, al dopo gara nel bellissimo parco ed ai sorrisi dei concorrenti che passeggiano orgogliosi con la medaglia al collo.

Boston è una maratona che ti entra nel cuore, a differenza di New York qui il Business non è primario, si pensa all’atleta, a dargli regole e assistenza, qui l’organizzazione è rodata, efficiente e precisa. Quando alla sera arrivano le prime notizie sull’attentato, penso al caos, alle famiglie disperate ed ai colpiti dalle esplosioni, innocenti bersagli di un’assurda follia.

Più tardi realizzo che potevo essere sul rettilineo finale, i tempi coincidono, il mio White Bib mi avrebbe dato lo start alle 10,20 e quindi il 4h10 sul display per me sarebbe equivalso a 3h50′.  Mi gela il sangue, non tanto per la mia incolumità, ma per quella di Marco, sarebbe stato tra il pubblico. L’immagine di quel viale mi è sempre rimasta impressa, lo giudico l’arrivo più bello di tutte le maratone e non riesco a togliermi dalla mente i fotogrammi dell’esplosione, della disperazione e del panico. Anche negli eventi Boston si differenzia da New York, a novembre la maratona della grande mela pagò la rabbia e il dolore dei residenti, messi in ginocchio dall’uragano Sandy, Lunedì invece a gara in corso, il panico ha soppiantato la felicità con un azione terroristica.

Il comune denominatore è la voglia di reagire, di continuare nel nome di chi è stato pesantemente colpito, di non mollare. Per ricordare, a Novembre mi ripresenterò al via della New York Marathon, abbastanza freddino nei confronti dell’organizzazione, mentre ad Aprile 2014 ritornerò a Boston, per dare un segnale di solidarietà e vicinanza.

Le 3 vittime devono essere ricordate, i 170 feriti aiutati , tutto lo staff incoraggiato e la città riabbracciata.

Forvezeta

3 pensieri su “Boston Marathon nel cuore

  1. max ha detto:

    Ho da sempre desiderato fare questa MRT, e l’anno prossimo sarebbe una buona occasione per ricordare tutti loro ciao.
    Max R.

  2. Giacomo Rottoli ha detto:

    Ho un collega negli States e sapevo che avrebbe corso a Boston. Gli ho scritto subito ieri mattina, fortunatamente nel pomeriggio la risposta : I am safe . Era a 800 mt. dall’ arrivo quando sono scoppiate le bombe e fortunatamente non aveva nessuno che lo attendeva all’ arrivo. L’ anno scorso abbiamo condiviso un allenamento intorno all’ areoporto di Hannover dove entrambi eravamo per una Fiera.
    Attendo le sue reazioni ma farò di tutto per incoraggiarlo a non mollare anche se chi ha vissuto da vicino un’ esperienza come questa non dimenticherà facilmente.

  3. vitamina ha detto:

    ciao Forvezeta. sono contenta che tu non sia potuto andarci. (e dispiaciuta ovviamente per quello che è successo, non mi si fraintenda)

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