Scalata del monte Zucco: anche gli evoluti piangono

Pubblicata il 15 luglio 2013 nella categoria La Cremeria, Racconti, Resoconti

Le gare podistiche si dividono – per il mio modo di intendere la corsa – in due fasce: quelle che vanno affrontate con spirito di competizione, unito ad un esasperato fervore agonistico e quelle dove, “tagliare il traguardo” è l’unico obiettivo possibile.

La “Scalata del monte Zucco” rientra senza ombra di dubbio nella seconda fascia.

E’ da qualche anno che accarezzavo l’idea di misurarmi con i grandi scalatori Brembani e Seriani e, nonostante le pesanti assenze dei Fò di Pe , Rasta, Grisù e Tabù, avevo deciso che questa volta vi avrei partecipato.

Il morale non era dei migliori: il fine settimana era cominciato nel peggiore dei modi. Venerdì sera avevo chiesto a mia moglie di accompagnarmi in quel di Selvino per seguire la fase finale del Fosso. Aveva accettato volentieri ma, una volta giunti nella località turistica, anche lei aveva legittimamente chiesto di “vedere” un outlet, specializzato in calzature. Ne è uscita soddisfatta con un paio di stivali nuovi! Ne possiede un numero illimitato, ma come quelli nessuno!

Grrr!

Parto sbollettato, domenica mattina, per S. Pellegrino, in compagnia di Pirata Giacomino. Durante il viaggio gli mostro gli occhiali da sole ricevuti in omaggio nel pacco gara del Fosso di Mozzanica, chiedendo se fossero adatti per la gara. Lui, tirandosela non poco e senza aprir bocca, si infila (con le sue tre dita) un paio di occhiali griffati Prada (è come vedere Grisù indossare abiti “Just Cavalli”).

Io, per ripicca, estraggo la mano destra dalla tasca e gli mostro le mie cinque dita perfettamente integre. Giunti sul posto, ritiriamo i pettorali e diamo un occhiata all’elenco degli iscritti. Un elenco di livello altissimo, dove leggere il nome di Rosario Fratus equivale per me ad un sospirone di sollievo. Novecento metri di dislivello distribuiti in poco più di dodici chilometri, 85 gli iscritti. Partenza dai 360 slm di S.Pellegrino Terme, arrivo al rifugio Monte Zucco 1150 slm (dopo aver svalicato dai 1260m dello Zuccone).

Tre i Fò di Pe presenti: Rota, Pirata e Crema. Si parte!

Primo km in 4’01”, e sono già relegato in fondo al gruppo! Comincia la salita e imposto il mio passo, supero Rota e lascio alle spalle Prada il Pirata. So che non durerà! Ai 700 msl di Alino (nonostante il nome susciti tenerezza) sono già sulle ginocchia e subisco il sorpasso dei due compagni. Mancano ancora 9km all’arrivo e 600m di dislivello, aiutooo! Sono due le componenti che nella corsa riescono a mandarmi al tappeto: la salita ed il caldo. Se oltre a queste, si aggiunge che, l’immagine che mi si presenta di fronte è la schiena del Pirata, la cornice diventa apocalittica! La salita verso i 1000 slm di Sussia è da lacrime e sangue.

Rievoco le sagge parole che mi aveva rivolto la mia anziana madre al ritorno dalla maratona di Piacenza, “ Hai ottenuto quel che volevi, adesso basta, dedicati alla famiglia”. Le avevo risposto in malo modo, “Non scassare Lucia, preoccupati del circolo delle pensionate”.

Quando giungo in cima a Sussia, prima dell’ingresso nel bosco, due anziani seduti attorno ad un tavolo, all’esterno di una baita, mi incitano a non mollare. Quanto avrei voluto essere un pensionato per fermarmi con loro a giocare a scopa! Il sentiero nel bosco è in condizioni disastrose, la pioggia scesa durante la notte l’ha reso un pantano, viscido e pericoloso. Nonostante ciò, nell’ultimo tratto di salita che porta ai 1270 slm dello Zuccone, riesco a pizzicare un “moribondo” e, quando inizia la discesa conclusiva, intravedo la schiena del Fulvio Brembilla. E’ incredibile come anche un atleta di banale livello riesca a trasmettere stimoli agonistici. Il Fulvio ha ottimi trascorsi di podista ( vanta h1.18’ in mezza), ma sono anni ormai che non lo considero nel mio gruppo di riferimento e lo vedo arrancare qua e là alla ricerca della propria dimensione agonistica.

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Lo raggiungo a 300m dall’arrivo e gli propongo -convinto di fare un opera benevola- di tagliare il traguardo insieme. E’ la prima volta che avanzo una proposta del genere, ma io sono fatto così, mi piace essere altruista e dare la possibilità ai meno fortunati di poter dire giorno: “Quella volta che sono arrivato insieme al Crema…!” Ma lui no, non accetta ed esclama rozzamente “ No grazie, me la gioco in volata!” Bene, se è questo che vuoi, ti darò una bella pettinata.

Per chi non lo conoscesse, l’arrivo allo Zucco è privo della catena, altrimenti si potrebbe considerare un autentica ferrata.

All’inizio della rampa lo scavalco con estrema facilità e mentre mi inerpico leggero verso il traguardo, i miei occhi incrociano quelli di sua moglie che, intrisi di speranza, seguivano le urla a squarciagola, “Dai Fulvio non mollare!” Ho già ricevuto molto da questo 2013, è giusto che ora spetti ad altri raccogliere ed assaporare i frutti della fatica per condividerli con i propri cari.

E vai Fulvio!

Quando, ad una decina di metri dal traguardo me lo vedo passare davanti, la voglia di afferragli una caviglia e stenderlo è smisurata, ma la presenza dei giudici Fidal e di sua moglie, mi fanno desistere. Chiudo gattonando, agonizzante, ma felice, in 67°posizione h 1.33’21”.

Per i Fò di Pe 64° posizione per Rota in h 1.32’20, 65° per Prada Giacomino in h1.32.55”. Vincitore per il secondo anno consecutivo, il portacolori del G.S Orobie Alex Baldaccini in h1.02.59”.

Crema

4 pensieri su “Scalata del monte Zucco: anche gli evoluti piangono

  1. predicatore Ro ha detto:

    Grande Crema, la tua soddisfazione nel vedermi è stata grandissima, avevi un sorriso a 48 denti, l’ espressione che diceva male che vada arrivo penultimo, però è stato bello anche per me vedere che non hai battuto il mio 1 h e 32 e ricordati soprattutto che io con quel tempo lì avevo vinto anche 15 euro che avevo poi usato per comprare gli occhiali al pirata Giacomino…. ti aspetto domenica a Piazzatorre per la rivincita., ma mi sa che per te 23 km di trail sono un pò troppi.
    ciao mitico
    predicatore Ro

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