Come nacque un “naque”

Pubblicata il 8 gennaio 2014 nella categoria Racconti, Resoconti, Sportello informazioni

A molti non sarà sfuggito quel “piccolo” e innocente errore ortografico che caratterizzerà per sempre la lapide posta il giorno del compleanno Fò di Pe nella prima sede.

Tale lapide ingloriosamente rimossa dal luogo originario sarà per sempre visibile nella nostra attuale dimora.

Il Cavaliere Millemosche autore del manufatto in questione ha inviato una novella che spiega l’ origine dell’ errore:

“L’ingegno s’aguzzò nottetempo allor quando, tra sognanti rotear di garretti e romantiche serenate l’idea si fece impellente strada.

Tosto abbandonai allor la calda alcova pel gelido magazzin a recuperar polverosi et pesanti marmi et infocati scalpepii et setolosi pennelli atti a incider cocenti moniti da riempir di sangue et pece pei posteri corsari ignari….

Dubbio, in verità, mi colse giunto che fui all’irregolar verbo.

Ma lo marchingegno interattivo appisolato qual era, atto non fu ad esprimer lo consulto isperato, la clessidra consumavansi veloce, lo pestilential fetore della lavoratione irrespirabil rendea l’aere d’una magione in cui Morfeo copulava con la tossente ninfa.

Mosso a corteo lo manufatto lapideo ben si prestò alla bisogna seppur macchiato da erronea coniugatione.

Poi, riposto che fu tra gl’urbani rifiuti, sol l’inattinente riesumatione ne riportò alla luce l’insito orrore.

E sia!

Ma più che lo marmo parleran pellicole, et chiassosi incontri, et scorrer di vini a fiumi, et grugniti, guaiti, sguaiati.

Ben più austera bella mostra di se’ farà la nova incisione che incomberà sull’attual sede scoperta che sarà tra le libagioni dello 26.

Ed alfin, taque…..”

Cavalier Millemosche

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